Indagini difensive: il valore strategico di una ricostruzione alternativa del fatto

Tabella dei Contenuti

Caso Studio

Introduzione

Studio Penale D’Orlando ha ottenuto dal Tribunale di Padova la revoca di una misura cautelare personale applicata nei confronti di un proprio assistito.

Il risultato è stato raggiunto attraverso un’attività difensiva fondata su una capillare ricostruzione alternativa dei fatti e, in particolare, sul ricorso alle indagini difensive: strumento spesso sottovalutato nella pratica quotidiana del diritto, ma che può rivelarsi decisivo quando il procedimento penale dipende non soltanto dall’interpretazione delle norme ma anche, e soprattutto, dalla corretta comprensione ed emersione dei fatti a esso sottesi.

La vicenda conferma, in questo senso, un principio essenziale: in molti casi, la difesa penale più efficace non è quella che si limita a contestare in astratto l’impostazione accusatoria, ma quella che riesce a introdurre nel procedimento elementi concreti, verificabili e idonei a offrire una diversa lettura del fatto contestato.

La vicenda

Una misura cautelare personale fondata su un primo quadro investigativo

Il procedimento aveva condotto all’applicazione, nei confronti dell’assistito, di una misura cautelare personale particolarmente incisiva.

Come spesso accade nella fase iniziale delle indagini, il provvedimento era stato adottato sulla base degli elementi sino a quel momento unilateralmente raccolti dall’Autorità procedente. Tuttavia, sin dal primo esame degli atti, lo Studio ha ritenuto che quel quadro non esaurisse tutte le possibili letture della vicenda.

Il punto non era soltanto contestare la misura sul piano giuridico, ma comprendere se la ricostruzione posta a fondamento del provvedimento cautelare fosse completa o se, al contrario, vi fossero ulteriori elementi fattuali in grado di modificarne la valutazione.

Le prime iniziative
dello Studio

L’analisi degli atti e l’individuazione dei profili controversi

Assunto l’incarico, lo Studio ha anzitutto richiesto l’accesso agli atti investigativi posti a fondamento della misura, così da verificare con precisione quali fossero gli elementi valorizzati nella fase cautelare.

Ciò posto, il successivo esame del materiale d’indagine così acquisito ha consentito di individuare alcuni profili che meritavano un approfondimento autonomo da parte della difesa. Non si trattava, quindi, di limitarsi a sostenere che la misura fosse eccessiva o non necessaria, ma di verificare se fosse possibile ricostruire il contesto complessivo della vicenda da una prospettiva differente e fino ad allora non considerata dall’Autorità giudiziaria.

Da qui la scelta di procedere con un’attività difensiva “proattiva”, finalizzata non solo a criticare il provvedimento, ma a introdurre nel procedimento nuovi elementi di valutazione.

La strategia difensiva

Ricostruire il fatto, non solo contestare la misura

La difesa ha quindi scelto di muoversi sul terreno della ricostruzione fattuale, avviando una serie di indagini difensive.

L’attività è consistita, dapprima, nell’individuazione di più soggetti potenzialmente in grado di riferire circostanze rilevanti e, successivamente, nella loro audizione personale.

Sul punto, e per ogni maggior approfondimento teorico sul tema generale delle investigazioni difensive nel processo penale, si rinvia all’apposito approfondimento già pubblicato e di cui al seguente link: Le investigazioni difensive nel processo penale”.

Le indagini difensive svolte

L’assunzione di informazioni da soggetti a conoscenza dei fatti

Nel corso dell’attività difensiva sono state dunque assunte – nelle forme del c.d. “colloquio documentato” – informazioni da diversi soggetti, selezionati in ragione della loro conoscenza del contesto e della loro possibile capacità di riferire circostanze utili.

Gli esiti delle audizioni sono stati poi formalmente depositati nel procedimento mediante memoria difensiva, unitamente ai relativi verbali e alle registrazioni delle dichiarazioni raccolte.

Il dato centrale è proprio questo: la difesa non si è limitata ad affermare che esistesse una possibile diversa ricostruzione della vicenda, ma ha cercato di documentarla attraverso elementi concreti e verificabili.

In questo modo, il procedimento è stato arricchito da un materiale nuovo, idoneo a rimettere in discussione la prospettiva cautelare iniziale.

La produzione degli esiti investigativi

Il mutamento della prospettiva cautelare

Una volta prodotti gli esiti delle indagini difensive, la prospettiva del procedimento è cambiata in modo significativo.

L’aspetto più rilevante del caso è che non si è reso nemmeno necessario sviluppare, in sé, alcuna trattazione giuridica. La ricostruzione alternativa dei fatti, supportata dagli elementi raccolti dalla difesa, ha inciso direttamente sulla valutazione del Pubblico Ministero, che ha autonomamente richiesto la revoca della misura cautelare.

Il Giudice per le indagini preliminari ha quindi accolto la richiesta, disponendo la revoca della misura personale precedentemente applicata.

Il risultato ottenuto

La misura cautelare personale applicata nei confronti dell’assistito è stata revocata.

Si tratta di un risultato particolarmente significativo perché ottenuto attraverso una difesa costruita esclusivamente sui fatti: accesso tempestivo agli atti, analisi del materiale investigativo, individuazione dei profili controversi, svolgimento di indagini difensive e produzione ordinata degli elementi raccolti.

Il valore del caso

La difesa penale come ricostruzione alternativa del fatto

Il caso in questione rappresenta un chiaro e confermativo esempio dell’importanza di una difesa penale non meramente reattiva.

Il difensore, in altri termini, non è chiamato solo a contestare gli atti dell’accusa o a sollevare eccezioni processuali. In molti casi, il suo compito consiste anche nel far emergere una diversa rappresentazione dei fatti, fondata su elementi autonomamente raccolti e introdotti nel procedimento secondo le forme previste dalla legge.

Le indagini difensive rappresentano, da questo punto di vista, uno strumento particolarmente strategico, consentono alla difesa di non restare meramente “passiva” rispetto al materiale investigativo già acquisito dall’autorità inquirente, ma di contribuire attivamente alla formazione del quadro conoscitivo su cui Pubblico Ministero e Giudice sono chiamati a decidere.

Il risultato ottenuto in questo caso mostra allora, in definitiva, come una strategia difensiva seria, tempestiva e fondata su una ricostruzione alternativa del fatto possa incidere in modo determinante sull’intera complessiva evoluzione del procedimento penale.

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In presenza di una misura cautelare personale o di un procedimento penale complesso, è fondamentale attivarsi tempestivamente, valutando non solo i profili giuridici della contestazione, ma anche la possibilità di svolgere indagini difensive mirate.

Studio Penale D’Orlando assiste persone fisiche ed enti nella gestione di procedimenti penali complessi, con particolare attenzione alla ricostruzione tecnica dei fatti, alla raccolta degli elementi difensivi e alla definizione della strategia più efficace sin dalle prime fasi del procedimento.

Se sei coinvolto in un procedimento penale o ritieni necessario valutare una strategia difensiva fondata anche su indagini difensive, puoi contattare lo Studio per una consulenza personalizzata.

Sebastiano D'Orlando
L’avvocato Penalista Sebastiano D’Orlando si è laureato con Lode in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Udine ed è iscritto all’Albo degli Avvocati del Foro di Padova.
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